Durante l’infanzia, molte emozioni passano prima dal corpo che dalla mente. L’enuresi — cioè la perdita involontaria di urina, spesso notturna — può essere uno di questi modi di “parlare”. Esistono forme di enuresi primaria (quando il bambino non ha mai smesso di bagnare il letto) e secondaria (quando il controllo era stato raggiunto ma si è perso in seguito). un cambiamento familiare (nascita di un fratellino, separazione, lutto) un passaggio scolastico o relazionale un periodo di stress o di richieste troppo elevate Il corpo reagisce prima della mente: si difende, si alleggerisce, cerca sicurezza. Conviene non colpevolizzare o mettere fretta al bambino perchè il rischio è di insinuare vergogna e paura che rischiano di peggiorare il sintomo anche se consciamente potrebbe essere l'ultima cosa che si vorrebbe fare. Da evitare: Punizioni o rimproveri Commenti ironici o umilianti (“sei grande ormai”) Pressioni notturne o controlli eccessivi Il bambino non sceglie di farlo: lo subisce. Accogliere con calma – Nessun giudizio, solo presenza e ascolto. Quando il problema persiste o sembra legato a vissuti di paura o tensione, il supporto psicologico infantile può aiutare a comprendere il significato emotivo del sintomo e a restituirgli parola. L’enuresi non è un fallimento educativo o genitoriale, né un difetto da correggere. Katia Marzaduri – Psicologa, Psicologa dell’età evolutiva e Psicosessuologa Tutti i diritti riservati. Il linguaggio del corpo nei bambini
I bambini non hanno ancora le parole per esprimere ansia, paura o stress, e così il corpo diventa il loro canale di comunicazione principale.
Non è un capriccio, né una mancanza di controllo: è un segnale, un messaggio che chiede ascolto.
Non sempre c’è una sola causa
Nel secondo caso, è frequente che ci sia una causa emotiva:
Cosa non fare
Cosa invece aiuta
Dare tempo – Ogni bambino ha il suo ritmo, anche nel controllo corporeo.
Creare sicurezza – Ridurre stress, cambiamenti bruschi, ansie familiari.
Parlare con dolcezza – Non focalizzarsi sull’episodio, ma sul vissuto.
In conclusione
È un segnale corporeo che parla di bisogni emotivi, spesso silenziosi.
Accoglierlo senza giudizio è già una forma di cura.
Aiutare un bambino a non sentirsi “sbagliato” è il primo passo per fargli ritrovare fiducia — nel proprio corpo e nel legame genitoriale.
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