Succede più spesso di quanto immagini. Ci sono persone che sembrano avere tutto sotto controllo: sorridono, lavorano, organizzano, rispondono sempre. Ma dentro, stanno combattendo una battaglia silenziosa. Una battaglia che nessuno vede. Non tutte le sofferenze sono evidenti. Alcune si nascondono dietro la produttività, dietro la gentilezza, dietro la maschera del “ce la faccio”. Spesso ci hanno insegnato che mostrarsi fragili è pericoloso, che bisogna tenere tutto insieme, che gli altri hanno problemi più gravi. Così ci abituiamo a minimizzare il nostro disagio, a indossare un sorriso per non far preoccupare nessuno. E intanto ci sentiamo sempre più soli. Per vergogna: pensiamo che “non dovremmo” stare male, che abbiamo tutto ciò che serve per essere felici. Per paura: temiamo che, se ci lasciassimo andare, non riusciremmo più a rialzarci. Per abitudine: abbiamo imparato a funzionare anche quando siamo esausti. Per non disturbare: pensare di non voler disturbare le altre persone con i nostri pensieri o i nostri problemi. Per pensiero di non essere capiti: gli altri potrebbero giudicarmi, potrebbero arrabbiarsi o non volermi più. Ma tutto questo non è benessere. È solo andare avanti. E' sopravvivenza. Quando la sofferenza resta dentro, si accumula. Può diventare ansia cronica, apatia, insonnia, irritabilità, stanchezza profonda. Spesso i pensieri sono: oramai sono abituato cosi, va bene, non ho bisogno di parlare con qualcuno. Ascoltarsi è difficile, ma necessario. Avere il coraggio di dire “non sto bene” è il primo passo verso un cambiamento reale. Spesso chi tiene tutto dentro è una persona che ha imparato a gestire molto da sola. Ma anche chi è abituato a prendersi cura degli altri, ha diritto a ricevere ascolto e sostegno. Uno spazio terapeutico può diventare il luogo sicuro in cui togliere la maschera, respirare, rimettere ordine. Sappi che non sei debole. Se desideri cominciare da qui, puoi contattarmi a info@katiamarzaduri.it “Tutto bene”… ma non è cosi!
Quando la sofferenza è invisibile agli occhi degli altri o la nascondiamo.
Salutiamo qualcuno per strada e arriva la classica domanda: Come stai?
E rispondiamo tutto bene, grazie.
Ti è mai successo?
Il dolore che non si vede
Perché lo facciamo?
Il rischio di restare in silenzio
E a volte, ci si sveglia un giorno e ci si chiede: “Ma da quanto tempo sto male?”
Chiedere aiuto è un atto di forza
Non per sentirsi subito “bene”, ma per non sentirsi più soli nella fatica.
Se ti riconosci in queste parole…
Sappi che non sei sbagliata/o.
Sappi che esiste uno spazio in cui puoi raccontarti per come sei, senza giudizio.
Dott.ssa Katia Marzaduri – Psicologa
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