Quando pensiamo alla terapia per un bambino, scattano dubbi e paure “Non sarà troppo presto?”, “Non voglio che si senta ‘malato’”, “E se lo etichettano?”, “Vuol dire che ho sbagliato come genitore?” Sono pensieri comprensibili. Ma dietro queste domande si nasconde spesso uno stigma ancora molto radicato: quello secondo cui chiedere aiuto psicologico è segno di debolezza o di un problema grave. Eppure, portare un bambino in terapia non significa etichettarlo. Significa offrirgli uno spazio protetto in cui poter esprimere ciò che, per età o sensibilità, non riesce ancora a raccontare con le parole. I bambini comunicano in modi diversi Mentre gli adulti parlano di ciò che provano, i bambini agiscono: nel gioco, nei comportamenti, nei silenzi, nei mal di pancia improvvisi. Un terapeuta infantile è formato per cogliere questi segnali e dare loro senso. E può aiutare il bambino a riconoscere le sue emozioni, a gestirle, a trovare modi più sani per esprimerle. Superare lo stigma: andare in terapia non significa essere “difettosi” Molti genitori temono che portare il proprio figlio dallo psicologo significhi “ammettere un fallimento”. In realtà è l’opposto. È un atto di responsabilità, ascolto e amore. E questo messaggio – se trasmesso fin da piccoli – sarà per i figli un’eredità potente: “Chiedere aiuto è lecito, e io merito attenzione.” La psicoterapia infantile come prevenzione Intervenire precocemente può evitare che disagi lievi si trasformino in difficoltà strutturate durante l’adolescenza o l’età adulta. Un bambino che impara a conoscere le proprie emozioni, a fidarsi, a sentirsi ascoltato e capito, è un bambino che crescerà con più strumenti per affrontare la vita. Anche i genitori, attraverso la consulenza psicologica, possono ricevere sostegno nella lettura dei comportamenti e nella gestione delle dinamiche familiari, senza sentirsi soli o inadeguati. In terapia si lavora insieme, con rispetto e delicatezza La terapia con i bambini non è mai imposta. Si costruisce con gradualità, rispetto dei tempi, coinvolgimento attivo dei genitori. ✨ Un gesto che lascia traccia Offrire a un bambino uno spazio terapeutico non è solo risolvere un problema. È seminare fiducia, ascolto, autostima. È dire: “Ci sei, ti vedo, e meriti attenzione”. E questo, nel tempo, fa la differenza. Katia Marzaduri – Psicologa, Psicologa dell’età evolutiva e Psicosessuologa Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, la diffusione e qualsiasi utilizzo non autorizzato senza il consenso esplicito dell’autrice.
A volte i segnali sono chiari – crisi di pianto, oppositività, regressioni – altre volte sono più silenziosi: ritiro, tristezza, ansia generalizzata.
È dire: “Forse non riesco a capire tutto, ma voglio aiutarti come posso. E so che chiedere aiuto è un gesto di forza, non di debolezza.”
È un percorso fatto di osservazione, gioco, ascolto e collaborazione. Un cammino in cui il bambino si sente al centro, mai giudicato.
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